Home » Redazione Ecquo » Clima »

Obama strappa un accordo. Irrilevante contro i cambiamenti climatici.

19 dicembre 2009 0 commenti

barack-obama-white-house
Un accordo di facciata, con dentro praticamente il nulla. Irrilevante per fronteggiare i cambiamenti climatici. Ma abbastanza per poter dire al mondo che il vertice non è fallito mentre invece è letteralmente franato producendo una intesa la cui integrità ambientale è inesistente. L’accordo l’ha strappato Barack Obama con una serie di incontri bilaterali che alle 22 sono culminati nell’annuncio che Obama aveva raggiunto una intesa a quattro con il premier cinese Weng Jibao, l’indiano Singh, il sudafricano Zuma. Una intesa che ha raccolto l’adesione anche del Brasile e che in realtà era frutto di una trattativa riservata che era nota ed è stata accettata a malincuore dall’Europa. Ma l’accordo di Copenaghen è rimasto ignoto a una grande parte degli altri 188 paesi presenti alla conferenza. E se le parole non sono vento almeno i 102 paesi vulnerabili raccolti attorno allo stato-isola di Tuvalu dovrebbero votare contro. E quindi non ci sarebbe un accordo di Copenaghen ma una semplice intesa tra alcuni paesi. E infatti nella notte il leader dei paesi del G77, il sudanese Lumumba Di Ping, ha avuto parole di fuoco: “E’ una violazione contro i paesi poveri, contro la trasparenza e il senso comune. Obama, agendo come ha agito, ha eliminato tutte le differenze tra lui e l’amministrazione Bush. E’ il negazionismo climatico in azione. Questo è l’accordo peggiore della storia e il Sudan non lo firmerà”.

Da parte sua il presidente americano ha cercato strenuamente di difendere l’intesa. “E’ un accordo significativo ma non basta. E’ solo un primo passo verso impegni più stringenti” ha detto Obama incontrando la stampa a Copenaghen. L’accordo mantiene come obiettivo il limite dei 2 gradi. E comunque lo riduce ad un simulacro mediatico perché elimina i target di riduzione globali al 2020 e 2050. Restano solo impegni volontari al 2020, che verrebbero trasmessi dai paesi che lo sottoscriveranno solo entro fine gennaio 2010. Una data che è un modo per Obama per ottenere il passaggio del “climate bill” e dopo, semmai, andare un po’ oltre. L’accordo risponderebbe anche all’interesse americano di avere una verifica sui tagli delle emissioni, ma comunque su base in larga parte volontaria. Confermato invece l’impegno sui finanziamenti sia per il “fast start” (30 miliardi di dollari all’anno) che a lungo periodo (100 miliardi di dollari all’anno al 2020). “L’accordo – ha sottolineato Obama _ non è legalmente vincolante, ma qualcosa di più vincolante non era raggiungibile alla conferenza di Copenaghen” Complessivamente quindi, acqua fresca.

Ovviamente soddisfatti i cinesi. “E’ un risultato positivo, tutti dovrebbero esserne felici” ha commentato il capodelegazione. Clamorosamente invece l’Europa ha fatto buon viso a cattivo gioco. La reazione a caldo del francese Sarkozy è positiva “ma _ ha detto _ è una delusione la mancanza di un target al 2050”. “Adesso _ ha detto il presidente francese _ dovremo darci appuntamento a Bonn tra sei mesi”. “Un accordo _ ha detto il portavoce della Commissione _ è meglio di nessun accordo”. “Non ho avuto tutto quello che avrei voluto _ ha commentato il britannico Gordon Brown _ ma è un vitale primo passo verso un futuro più verde”. Quanto alla Merkel ha detto di avere “sentimenti misti” ma ha annunciato che “supporterà l’accordo: abbiamo fatto un passo e ora dovremo farne molti altri”. ”Le conclusioni _ ha commentato il ministro dell’ambiente italiano Stefania Prestigiacomo _ sono sotto le aspettative. Il testo concordato rappresenta un accordo minimale, che tuttavia consentira’ di proseguire la trattativa in vista di un auspicato accordo globale il prossimo anno a Citta’ del Messico”
Durissimi gli ambientalisti: “L’accordo _ dice Greenpeace _ è un fiasco totale, e anche un passo indietro rispetto a Kyoto. Non c’è nulla di vincolante. Il testo significa condannare le piccole isole”. “Dicono che l’accordo è raggiunto ma non è vero _ osserva il Wwf _ siamo delusi e sottolineiamo il gap tra la retorica e la realtà che potrà costare milioni di vite”. “L’accordo è un disastro per i più poveri _ ha commentato Mnimmo Bassey, dei Friends of the Earth _ rinviando l’azione i paesi ricchi li hanno condannati a povertà e fame”. “L’accordo che ha chiuso la Conferenza di Copenhagen _ osservano da parte loro i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante _ è politicamente irrilevante: non fissa obiettivi di riduzione delle emissioni, non fissa termini per siglare un vero trattato, non definisce alcun criterio sostanziale per verificare le azioni e i risultati dei singoli Paesi. Piu’ che una tappa nella lotta al global warming, la conferenza danese segna una battuta d’arresto su tale cammino. Ma un accordo vincolante per tutti resta una necessità ineludibile”.

Sino alla notizia serale la guerra tra Cina e Stati Uniti aveva preso di mezzo una pur volenterosa Europa, che ha trovato attorno a sè il deserto. Nel suo intervento in plenaria Obama aveva ribadito il suo impegno e detto che non è piu il tempo delle parole. Ha chiamato il mondo ad un accordo “anche se imperfetto”. Ma non ha portato una sola offerta in più. Nel frattempo un gruppo di contatto di 28 paesi cercava la quadra e ha prodotto una sarabanda di bozze negoziali, ben sei. La prima era la peggiore. Tra i passaggi più delicati il cenno all’approvazione “di uno o più documenti legalmente vincolanti” che era la premessa per abbandonare gli impegni legalmente vincolanti previsti da Kyoto (poi saltato). Ma è sui numeri degli impegni di riduzione delle emissione che è successo di tutto. L’obiettivo al 2050 era una riduzione del 50%, che per i Paesi ricchi saliva all’80% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990 (mentre i paesi in via di sviluppo avevano solo una riduzione del 15-30% rispetto al tendenziale). Poi in serata, il colpo di scena. Un accordo impresentabile, ben peggiore delle stime più pessimistiche.
ALESSANDRO FARRUGGIA

l’accordo lo trovate QUI
http://graphics8.nytimes.com/packages/pdf/science/earth/20091218_CLIMATE_TEXT.pdf