Worldwatch istitute: il consumismo è incompatibile con la lotta ai cambiamenti climatici
La lotta al cambiamento climatico deve passare per la rinuncia al consumismo in favore di valori compatibili con lo sviluppo sostenibile del pianeta. E’ il messaggio dell’ultimo rapporto _ il tradizionale “State of the world”, edizione del 2010 _ del Worldwatch Institute, think tank privato di Washington specializzato in temi ambientali.
“Abbiamo visto sforzi incoraggianti per combattere la crisi mondiale provocata dal cambiamento climatico in questi ultimi anni” afferma Erik Assadourian del Worldwatch Institute. Tuttavia, osserva l’esperto, “procedere a cambiamenti tecnologici e politici mantenendo una cultura imperniata sul consumismo non è più possibile”. Le spese per i consumi nei paesi industrializzati contano per il 70% del Pil. “Per mantenere un’economia sostenibile le società umane devono modificare i loro valori culturali nel senso che una crescita economica duratura deve diventare la norma e i consumi eccessivi un tabù” prosegue Assadourian. Secondo il rapporto dell’istituto sullo ’stato del mondo nel 2010′ la popolazione globale ha consumato beni per 30.500 miliardi di dollari nel 2006, con un aumento del 28% in dieci anni. Questo boom dei consumi ha implicato un’esplosione dell’estrazione di materie prime e dei consumi energetici, equivalente in massa a circa 112 “Empire State Building” al giorno.
Se tutti gli abitanti della terra consumassero quanto uno statunitense medio, cioè 88 chili di beni e equivalenti in termini di energia al giorno, il pianeta potrebbe soddisfare i bisogni solo di 1,4 miliardi di persone, un quinto della popolazione attuale, si legge nel rapporto. Secondo il Worldwatch Institute i 500 milioni di persone più ricche, il 7% circa della popolazione mondiale, sono responsabili della metà delle emissioni di biossido di carbonio, i tre miliardi di persone più povere del sei per cento. Senza misure per contenere i gas effetto serra la temperatura della Terra rischia di aumentare di 4,5 gradi Celsius nel 2100 rispetto all’era preindustriale. E anche se tutti i paesi rispettassero i loro obiettivi più ambiziosi di taglio della Co2, il termometro salirebbe di 3,5 gradi da qui a fine secolo, si legge nel rapporto. Al summit Onu di Copenaghen a dicembre i paesi partecipanti hanno concluso un accordo di minima sottolineando la necessità di limitare il rialzo termico a due gradi, senza indicare i mezzi per raggiungere questo obiettivo.
Per produrre una quantità di energia pulita nei prossimi 25 anni sufficiente a fare a meno di carbone e petrolio, il mondo dovrebbe fabbricare 200 metri quadrati di pannelli solari al secondo e 24 turbine eoliche da tre megawatt l’una all’ora per tutto il periodo di tempo, si legge nel rapporto. “Mentre il mondo emerge dalla recessione più grave dal tempi della Grande Depressione, abbiamo un’occasione senza precedenti per voltare le spalle al consumismo” rileva il presidente del Worldwatch Institute Christopher Flavin. “In fin dei conti l’istinto di sopravvivenza deve prevalere su quello di consumare a qualunque costo”.
(a.f.)









