Ogm, salta il documento sulla “coesistenza”, che regolava il loro uso in campo aperto
Ogm, indietro tutta. Salta il documento che _ sulla carta _ poteva aprire alla “coesistenza” di coltivazioni ogm e coltvazioni tradizionali, dando il via libera nel nostro Paese _ sulla carta _ alle piante geneticamente modificate. Ben 15 regioni si sono dichiarate “ogm free” ed era impensabile che da da loro venisse il via libera, e infatti il documento aveva semmai l’intenzione di aprire formalmente agli Ogm per poi consentire alle regioni che lo desideravano di bloccare le coltivazioni. ma le polemiche, innescate da verdi e ambientalisti, sono divampate e così, dopo varie versioni del testo, si è deciso di bloccare tutto e rinviare la questione a tempi futuri.
La decisione del ritiro del documento di indirizzi sulla coesistenza tra ogm e colture tradizionali, che era all’esame in adempimento di un’indicazione dell’Unione europea, è avvenuta su proposta dell’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna, Tiberio Rabboni. La riunione odierna, cui hanno partecipato gli assessori regionali alla sanità e il sottosegretario all’agricoltura Antonio Buonfiglio, era in preparazione della conferenza Stato – Regioni in programma il 28 gennaio.
«Come rappresentante di una Regione Ogm free – ha spiegato Rabboni – ho chiesto che prima di procedere all’esame del documento di indirizzi venga avviata una grande consultazione con i rappresentanti del mondo agricolo italiano, dei produttori biologici, degli ambientalisti e dei consumatori. Solo dopo questo confronto le Regioni decideranno il da farsi in sintonia con l’opinione pubblica italiana».
«Quanto avvenuto oggi – ha concluso ancora Rabboni – è la migliore risposta alle insinuazioni di chi in questi giorni ha voluto pretestuosamente scorgere nella posizione della Regione Emilia-Romagna un atteggiamento di apertura verso la coltivazione di organismi geneticamente modificate in Italia. La realtà è esattamente l’opposto di quanto viene rappresentato, dal momento che nel 2004 è stato il Governo Berlusconi a legiferare sulla coesistenza e contro quella legge le Regioni hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale, vincendolo».
Contro il testo si era espressa, tra gli altri, l’associazione Slow Food. < Slow Food Italia _ aveva detto Roberto Burdese, presidente di dell’associazione _ invita in particolare gli assessori regionali all’Agricoltura e all’Ambiente a non affrettare un processo di integrazione e perfezionamento che ha gia’ portato, dalla bozza iniziale, a un documento, quello attuale, certamente piu’ condivisibile”. ”I gioch’ non sono ancora conclusi- e occorre essere molto cauti e utilizzare tutto il tempo necessario prima di accogliere un provvedimento che dovra’ definire le modalita’ di coesistenza, in un Paese come l’Italia, con superfici agricole ridotte e parcellizzate, tra agricoltura convenzionale o biologica e coltivazioni Ogm”. Particolare cautela occorre osservare, secondo Slow Food Italia, per quanto riguarda “le aree interessate dalle produzioni a denominazione d’origine protetta, che sono non solo un vanto culturale per il nostro paese, ma un elemento importante del mercato dell’agroalimentare”.
Nettamente contraria anche Coldiretti. “Non si sente certo l’urgenza del provvedimento sulle linee guida di coesistenza degli Ogm con le altre coltivazioni in un Paese come l’Italia dove imprese agricole, consumatori ed Istituzioni hanno fatto con decisione la scelta di una agricoltura libera da Ogm” ha osservato il presidente Sergio Marini. Nel sottolineare che si tratta di “una scelta coerente con un sempre maggior numero di cittadini italiani tra iquali cresce l’interesse per il consumo di cibi naturali” Marini, ricorda l’ultimo sondaggio Coldiretti/Swg dice che “tre italiani su quattro (72%) ritengono che i cibi con organismi geneticamente modificati sono meno salutari di quelli tradizionali. Secondo l’organizzazione, il rinvio “consente un approfondimento sul piano scientifico per escludere ogni rischio di contaminazione per le produzioni tipiche e di qualita’”.
D’accordo con il ritiro anche Confagricoltura, ma oper ragioni ben diverse. «Le linee guida sulla coesistenza tra le coltivazioni transgeniche autorizzate e le altre, così come espresse nella bozza che era stata concordata a livello tecnico comprendeva di fatto una serie di misure che, invece di rendere possibile la coesistenza impedivano in pratica ciò che le disposizioni europee consentono», commenta l’organizzazione agricola.
«Dietro la necessità di adempiere indicazioni dell’Unione europea – spiega il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni -
traspariva la logica dissuasiva di un indirizzo che dava la possibilità agli enti locali di vietare le coltivazioni GM potenzialmente su tutto il territorio nazionale. Per non parlare del regime autorizzativo con adempimenti agronomici e burocratici pesantissimi a carico degli agricoltori». «Le norme sulla coesistenza – prosegue Vecchioni – non devono costituire surrettiziamente un vincolo per non realizzarla e Confagricoltura è disponibile ad ogni consultazione in merito per correggere in maniera sostanziale questa impostazione. Se non si arriverà a procedure più snelle e attuabili senza il vincolo di una burocrazia elevata all’ennesima potenza per le aziende maidicole e zootecniche italiane si determinerà un danno economico del quale saremo costretti a chiedere conto». «La nostra posizione – conclude il presidente di Confagricoltura – è pienamente in linea con quella espressa dal neocommissario all’agricoltura Ue, Dacian Ciolos, che ha ben chiarito come sul capitolo degli Ogm i consumatori devono avere la possibilità di scegliere, così come devono poterlo fare gli agricoltori».
Nettamente contrario, come era nelle cose, era stato il commento di Andrea Ferrante, presidente dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica: «L’agricoltura ed i consumatori italiani rimangono in maniera netta e chiara contrari all’introduzione nelle nostre campagne di organismi geneticamente modificati. Da questo punto di vista, nulla è cambiato. Quello che cambia – continua Ferrante – è il contesto europeo sempre più scettico verso gli OGM, che giorno dopo giorno diventano una tecnologia sorpassata e di scarso interesse. I pericoli di contaminazione sono ancora tutti presenti e l’indeterminazione degli studi scientifici non dà assoluta certezza di poter avere una coesistenza sicura fra OGM e non. Sulla base di tutto questo è assolutamente prematura che la Conferenza Stato Regioni si pronunci su un tema che richiede molto tempo di approfondimento dal punto di vista tecnico, oltre ad essere nettamente rifiutato dalla società italiana ed europea».
Contrario anche il ministro delle Poltiche Agricole, Luca Zaia. “Condivido cio’ che sostiene il presidente di Slow Food, quando chiede si lavori con cautela e attenzione attorno al documento di coesistenza che la Conferenza Stato Regioni e’ chiamata ad approvare in questi giorni. Da sempre sostengo la necessita’ di tutelare le produzioni identitarie, che sono strategiche in questo Paese”. ”Il mio personale punto di vista non e’ cambiato- ha detto Zaia- sono contrario alle multinazionali che sostengono l’uso indiscriminato degli organismi geneticamente modificati. Impoverirebbe la nostra agricoltura e, consegnando la sovranita’ sulle sementi nelle mani di pochi, ci relegherebbe in una posizione subalternita’ al potere economico delle multinazionali“.
E i Verdi esultano. “Le nostre preoccupazioni dei giorni scorsi hanno sortito un primo risultato. Lo stop degli assessori
all’agricoltura alla sperimentazione di coltura Ogm in campo aperto e’ un fatto positivo ma che non deve fare abbassare la guardia nella difesa dell’agricoltura italiana di qualita’, biologica e tipica” ha detto il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli. ”La difesa dei consumatori, della salute dei cittadini e della nostra biodiversita’ non possono essere acrificate sull’altare degli interessi di alcune lobby economiche- ha concluso Bonelli- per queste ragioni l’Italia deve restare un paese Ogm free”.
(a.f.)









