Copenaghen, il ministro Prestigiacomo : “Serve un nuovo approccio mondiale”
Roma, 8 febbraio 2010 - Al summit sullo sviluppo sostenibile che si è appena concluso a Nuova Delhi “è emersa una forte volontà di innovazione nell’approccio: mi auguro che si cambi l’impostazione altrimenti in Messico c’è il rischio che si vada ad un nuovo fallimento”. È quanto ha affermato il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, intervenendo al ‘Sustainability day’ organizzato dall’Enel.
Io credo che il vertice di New Delhi – ha aggiunto la Prestigiacomo che stanotte è rientrata dall’India – sia stato soprattutto il vertice della consapevolezza. Consapevolezza che la Comunità internazionale ha bisogno di un approccio nuovo se vuole affrontare in maniera efficace il nodo dei cambiamenti climatici che, di fatto, è anche quello dello sviluppo sostenibile. Nessun risultato concreto – ha sottolineato il ministro per l’Ambiente – sul clima sarà possibile se l’inevitabile sviluppo di giganti come Cina e India non proseguirà con strumenti energetici a basse emissioni di carbonio”. Ed è per questo che la Prestigiacomo sottolinea la necessità che paesi come l’India e la Cina abbiamo bisogno di “essere stimolati”.
“Il rischio che a New Delhi è stato chiaramente delineato è che se si procede con questa metodologia anche il vertice di fine anno in Messico rischia di concludersi con un nulla di fatto perché Cina, India e, per ragioni diverse, gli Stati Uniti, non sono disponibili a trattati vincolanti. E senza l’impegno di questi Paesi, una prosecuzione dei vincoli di Kyoto per i soli Paesi che vi hanno aderito, non avrebbe alcun effetto sul surriscaldamento del pianeta e si trasformerebbe in un handicap economico sul mercato globale per i Paesi ambientalmente più virtuosi. Per questo – ha detto ancora la Prestigiacomo – la consapevolezza della necessità di un approccio nuovo si sta facendo strada perché si vuole evitare che in Messico, come accaduto a Copenhagen, per inseguire un accordo impossibile, non si concludano gli accordi possibili”.
“Parallelamente – ha proseguito – occorre lavorare a quella revisione metodologica sulla fissazione dei target che storicamente ha diviso i Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo e che ruota attorno alla valutazione delle emissioni come quota globale nazionale, o invece, in rapporto alla popolazione, le cosiddette emissioni pro-capite”.
“Esiste oggi un nuovo clima, sia a livello europeo che internazionale – ha concluso il ministro per l’Ambiente – i recenti passi falsi hanno indotto nuove consapevolezze confermando però in tutti la convinzione che l’unico futuro possibile per tutti è un futuro eco-sostenibile: un futuro da perseguire come strategie più appropriate meno ideologiche e più concrete”.
Agi








