La virtù del melone cantalupo

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Il principe di Condé, braccio armato del Re Sole, rischiava di perdere la guerra contro l’Olanda per i suoi continui attacchi di gotta; chiese quindi ad un allievo di Galileo, Francesco Redi, dei farmaci adatti al suo male; lo scienziato italiano rispose così: «Soglio sempre usare per mali come il vostro quei rimedi semplici che nel vitto quotidiano si pigliano e che ci son somministrati dall’orto e dal campo e soglio astenermi, per quanto possibile, da que’ rimedi gagliardi e violenti che dalla farmacia ci sono somministrati…».

Detto questo consigliò al Principe un corretto stile di vita bandendo dalla sua alimentazione alcol, selvaggina e formaggi stagionati; consigliò semicupi di farina di lino sui piedi dolenti ma soprattutto prescrisse tre giorni di depurazione con melone cantalupo. Il principe stette meglio e non fu certo un caso. Da sempre il melone cantalupo viene usato per abbassare l’uricemia, per disintossicare il fegato, per combattere la stipsi e la ritenzione idrica.  Recenti studi hanno rilevato, in questo melone, la presenza di una molecola (già nota nei pompelmi), la naringenina, utile addirittura contro l’epatite C. Come mangiarlo? Il modo migliore è fare un pasto intero (ad esempio il pranzo) con un chilo di frutto. Ma attenzione: servire fresco ma non freddo; le basse temperature ledono infatti gran parte dei suoi principi attivi.

di Ciro Vestita

26 luglio 2010



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