L’antica osteria aveva subìto la violenza dei tempi: già nell’insegna era diventata “HOSTARIA” e all’interno era stato evidenziato l’aspetto rustico. Ad un tavolo d’angolo tre uomini giocavano a carte attorno ad una bottiglia di vino rosso. Ma il salto nel tempo si fermava lì: ovunque, seduta ai massicci tavoli di castagno, la nuova fauna abituale frequentatrice di questi luoghi: attempate signore impellicciate ed ingioiellate accompagnate da uomini snob alla continua ricerca di ritrovi pseudo proletari. Anche l’atmosfera non era più quella fumosa di un tempo e non si udiva più il dialetto. I tre al tavolo erano piuttosto nervosi: era la finale di un torneo privato, che nel mese precedente aveva fatto salire la posta ad una cifra considerevole, superiore alle capacità economiche dei partecipanti . Finora la fortuna sembrava arridere all’uomo coi baffi, carnagione scura, piccolo di statura, che tanti anni prima era risalito dal sud, si era bene integrato nel quartiere, fino ad aprire un piccolo negozio. Ciò che gli altri non sapevano, era che la sua attività stava andando a rotoli, a causa di nuovi immigrati che tenevano aperti gli esercizi giorno e notte. Ora l’uomo si trovava indebitato con persone poco raccomandabili, che lo avevano minacciato, nel caso non avesse saldato il debito moltiplicato da interessi pazzeschi. Questa era l’occasione per salvarsi; si era sempre comportato bene, su al nord, ma al suo paese era stato un giocatore incallito, abilissimo a maneggiare le carte, meglio di un prestigiatore, capace di barare in modo da non colpire l’ attenzione degli altri, senza cupidigia e lasciando spesso il piatto anche agli sprovveduti compagni di tavolo. Ora recuperava la sua abilità per salvarsi: aveva le sue buone ragioni per infrangere il patto con sè stesso. “ Ho avuto più fortuna di lui ” pensò volgendo lo sguardo verso il bancone, dove stava appoggiato un altro immigrato che non aveva saputo integrarsi. L’ africano, sempre infreddolito, sperperava i pochi euro guadagnati con lavori saltuari bevendo birra e maledicendo la vita; anche quella sera uscì barcollando dal locale. Ultimo giro di carte ed il piatto fu suo: non ebbe fretta di raccogliere i frutti della lunga e meditata truffa, ma alla fine 10.000 euro finirono nelle sue tasche, accompagnati dai mugugni degli altri giocatori e dalle allusioni al suo fondo schiena. ” E’ fatta!” pensò, ed uscì salutando tutti, non prima di aver offerto le consumazioni. Nell’aria gelida della notte attraversò il parcheggio, felice. Davanti a lui una figura nera si distingueva appena nel buio: solo la lama di un coltello brillava. “Dammi i soldi!”. Conosceva bene quella voce e quel pessimo italiano: troppe volte l’aveva sentita ordinare birra e maledire. Cercò di tergiversare, di esporre le sue ragioni, implorò, ma come risposta sentì solo una fitta al fianco: cadde a terra, mentre una mano frugava le sue tasche. cercò di gridare, ma solo un rantolo accompagnò la figura che si allontanava correndo, confondendosi con la notte. Si chiese perchè: aveva ancora mille ragioni per vivere, ma queste nulla potevano contro l’assurda ragione della violenza: lo capì mentre sentiva la vita andarsene lentamente, come le sue illusioni.
Pagine
Archivi
Il sorriso perfetto
Ho fatto l’elemosina a un vecchio mendicante e lui mi ha regalato un foglietto sgualcito, scritto a mano ma con bella calligrafia, adesso sto molto attento ai ragnetti che mi girano per casa, forbicine, scarafaggi e altri insetti vari che prima avrei schiacciato senza problemi, ecco infatti cosa lessi in quel foglio:”Per tre volte quel giorno il Padre fermò la mano dell’Angelo della morte mentre si abbatteva sul giovane.
La prima volta fu per un sorpasso azzardato e la corriera dall’altra parte che gli veniva incontro troppo, troppo vicina, ma la falce fu deviata e uno stretto spiraglio si aprì per farvi sgusciare la moto.
La seconda volta fu più tardi sulla spiaggia quando un bagnino distratto, sfiorato da un refolo di vento, si volse al mare e lo vide che annaspava nell’acqua alta in preda ai crampi, in breve tempo lo raggiunse col suo pattino per trarlo in salvo.
La terza volta fu la sera mentre faceva l’amore con quella ragazza strana che aveva rimorchiato, gli avrebbe trasmesso l’Aids se lei non l’avesse obbligato a usare il preservativo.
“Chissà perché mi sono impuntata in quel modo” si chiese quella ragazza più tardi “visto che con gli altri uomini che mi capita di frequentare non me ne preoccupo affatto”.
Anche la Morte era stupita da tutto ciò e si rivolse pertanto al Creatore: ” Tu che reggi le sorti di tutti gli universi, Tu che sei indifferente all’infinito numero di vite che colgo in continuazione, Tu che mi permetti di mietere, con la logica di cui solo noi sappiamo il segreto, tanto tra gli umili quanto tra i potenti, dimmi perché, perché oggi puoi aver degnato della Tua attenzione per ben tre volte questo sciocco, insignificante, inutile giovane?”
” Perché egli ha avuto pietà, stamane al risveglio, di un millepiedi che si agitava prigioniero del lavello” gli rispose Iddio con sorriso perfetto.”
di Mauro Rossi, Rovigo