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Alto Adige: addio a petrolio e gas entro il 2020

16 ottobre 2009 0 commenti

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Contro i cambiamenti climatici servono azioni, non chiacchere. E l’Alto Adige ha deciso di accelerare sul percorso della sostenibilità e di eliminare la sua dipendenza dai combustibili fossili entro il 2020.
“Il nostro piano _ ha annunciato l’’assessore all’Ambiente e all’Energia, Michl Laimer _ è quello di raggiungere il 75% di energia da rinnovabili nel 2013 e il 100% entro il 2020. Per fare un raffronto nel 2005 la quota delle rinnovabili in Svezia era al 39,8%, in Finlandia al 28,5%, in Austria al 23,3%, in Germania al 5 e in Italia al 5,2%”. “Le fonti energetiche rinnovabili _assicura _ sono disponibili in loco, la capacità di sfruttamento è in fase di sviluppo, garantiscono la continuità ell’approvvigionamento, consentono di creare nuovi posti di lavoro, hanno prezzi stabili, sono ecosostenibili, non danneggiano l’ambiente ed hanno emissioni molto basse o pari a zero”. Il consumo energetico in Provincia di Bolzano è costituito per il 29% da elettricità, integralmente coperta dalla produzione idroelettrica (930 centrali in tutto, 784 da 220 KW, 116 da 220-3000 KW e 30 oltre 2000 KW per una produzione netta superiore del 50% alle esigenze locali) e per il 71% da domanda termica coperta ad oggi per il 27% con le rinnovabili e il 44% dalle fonti fossili che l’Alto Adige sostituirà integralmente entro il 2013.

“Si tratta di un obiettivo ambizioso ma assolutamente realistico – ha continuato l’assessore Laimer davanti alla platea dei Colloqui di Dobbiaco – che la Provincia intende perseguire con l’utilizzo delle biomasse (legname da coltivazioni forestali), l’eolico, il solare e l’idrogeno. Oggi in Alto Adige sono in funzione 63 centrali a biomasse che producono annualmente 350 MWh che serve 10600 utenze allacciate con un taglio di emissioni pari a 48 milioni di tonnellate pari a 139000 tonnellate di CO2: il 15% arriva da legname delle foreste locali e il resto dagli scarti delle segherie ma intendiamo incrementare fortemente la quota derivante dalla coltivazione forestale e per questo l’Associazione per le biomasse sta mettendo a punto un piano per risanare parte del patrimonio boschivo favorendo il taglio delle piante più vecchie e l’avvio di nuova forestazione. Gli altri asset sui quali puntiamo sono il biogas e il fotovoltaico termico”. Oggi in Alto Adige sono in funzione 31 impianti che trattano deiezioni animali e rifiuti organici, producono elettricità per 13 milioni di KWh e garantiscono minori emissioni per 9300 tonnellate CO2 risparmiate e 930 di metano. Sul fronte del solare grazie al conto energia negli ultimi due anni si è arrivati a 1068 impianti di pannelli per la produzione di energia elettrica, pari ad un installato di 29000 KW installato, e 17700 installazioni di solare termico: oggi il 50% di tutti i collettori solari in Italia è in Alto Adige per 195000 mq, pari a 40 mq ogni cento abitanti. La Provincia sta siglando un accordo con la Lega dei coltivatori per installare tetti fotovoltaici su tutti i masi dell’Alto Adige.

L’Alto Adige _ come anche la Val d’Aosta o, soprattutto grazie al geotermico, la Toscana _ è un esempio per molte altre regioni. Tra queste c’è ora il Lazio, un tempo immobile sul fronte delle rinnovabili e ora in cammino. “Con le nostre politiche sulle rinnovabili _ osserva l’assessore regionale Adriano Zaratti _ ci siamo dati l’obiettivo di arrivare a 2,5 GW di rinnovabili al 2020, con la creazione di 10 mila nuovi posti di lavoro. Si tratta di un obiettivo assolutamente realistico, visto che gli impianti autorizzati sono già superiori agli obiettivi intermedi che ci eravamo dati. Per arrivare a questi risultati, però sarà indispensabile creare un’alleanza per le rinnovabili tra istituzioni, cittadini, sindacati e Pmi attraverso la quale le rinnovabili possano diventare un volano di sviluppo sociale ed economico, con un’alta attenzione all’ambiente. Lo slancio della Regione Lazio sulle rinnovabili, che sono passate dal singolo MW del 2005 ai 40 allacciati in rete oggi, servirà, oltre alla tutela ambientale, anche a formare un tessuto imprenditoriale di piccole e grandi imprese che creeranno, oltre a dei grandi benefici ambientali, anche profitto e lavoro”. “Prova di ciò risiede nell’esperienza dell’impianto fotovoltaico da 24 MWp, il più grande d’Italia, in costruzione a Montalto di Castro, che entrerà in produzione a dicembre 2009 – aggiunge l’assessore – e nel cui cantiere lavorano 250 addetti e saranno impiegati per i prossimi venti anni 100 lavoratori. Nella stessa zona entreranno in funzione, nei primi mesi del 2010, altri 24 MWp di fotovoltaico, cosa che renderà l’Alto Lazio una delle zone a più alta intensità di rinnovabili del nostro Paese”.