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Blitz di Greenpeace nel porto di Genova per la difesa delle foreste

15 marzo 2010 0 commenti

 

Il blitz di Greenpeace nel porto di Genova

Il blitz di Greenpeace nel porto di Genova

Alla prime luci dell’alba di ieri, tre gommoni di Greenpeace sono partiti dall’ammiraglia Rainbow Warrior per far ‘visita’ alla nave Bunga Melati, carica di biodiesel appartenente alla multinazionale Wilmar e ottenuto dall’olio di palma.

 

Gli attivisti travestiti da oranghi, specie minacciata dalla deforestazione, hanno fissato con dei magneti sulla fiancata della nave uno striscione con la scritta:”Taglia la CO2, non le foreste”.

 

 

 

 E’ su navi come questa – denuncia Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia – che ogni giorno in Italia arrivano prodotti provenienti dalla distruzione di uno degli ultimi polmoni del pianeta. L’espansione delle coltivazioni industriali di palma da olio per la produzione di beni di consumo come saponi, cioccolata, carta e persino biodiesel sta distruggendo le ultime foreste torbiere indonesiane, decimando gli ultimi oranghi e intossicando il clima del pianeta”.

In Indonesia un ristretto gruppo di multinazionali molto potenti – tra cui Wilmar – controllano il mercato globale dell’olio di palma. In particolare, Wilmar è il più grande produttore di biodiesel al mondo e, allo stesso tempo, “campione” di fama internazionale della deforestazione in Indonesia. Greenpeace, infatti, già nel rapporto del 2008 “Come ti friggo il clima” aveva denunciato un vasto numero di concessioni irregolari di Wilmar su aree di foresta pluviale e segnalato le sue irresponsabili pratiche incendiarie durante la stagione secca.

Il carico della Bunga, secondo quanto si afferma nella nota, è destinato all’azienda italiana produttrice di biodiesel Oxem s.p.a. Approfittando della diffusa preoccupazione, a livello internazionale, per la salute del clima del pianeta, multinazionali come Wilmar promuovono l’olio di palma come una soluzione ecologica per la produzione di biodiesel. “Ma bruciare le foreste per produrre ‘benzina verde’ non può essere la soluzione per combattere i cambiamenti climatici. Ad accelerare questo processo, anche la legge europea che prevede, entro il 2020, la sostituzione del 10% del totale dei consumi di carburante con biodiesel”.

Serve un’immediata moratoria sulla conversione delle foreste torbiere in piantagioni industriali di palma da olio. Tutte le aziende che non la sosterranno saranno direttamente responsabili del più grave dei crimini ambientali. Soltanto proteggendo gli ecosistemi forestali in Indonesia possiamo salvare gli ultimi oranghi dall’estinzione e il clima del pianeta dal collasso”, conclude Campione.