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Cancun, il mattinale. Sesta giornata tesa. Ma corre voce che la Cina…

6 dicembre 2010 0 commenti

cancun messeSe fosse vero, sarebbe clamoroso. Certo è che nelle chiacchiere di corridoio tra i delegati corre la voce che la Cina avrebbe fatto sapere ai negoziatori europei e americani e alla presidenza messicana di essere disposta a discutere sui tagli delle proprie emissioni, purché siano fornite adeguate garanzie che il protocollo di Kyoto continui a funzionare anche dopo il 2012 e venisse previsto un pacchetto di aiuti finanziari e tecnologici ai paesi in via di sviluppo che decidessero di fissare degli obiettivi di emissione volontari ma soggetti a verifica e controllo.

E se lo facesse la Cina, l’India sarebbe disponibile a fare altrettanto. Sarebbe la mossa che sblocca i negoziati per il post Kyoto, mettendo le premessse per un accordo realmente efficace. Quel cambio di paradigma che  salta i veti incrociati e cristallizza nuovi equilibri.

Troppo bello? Vediamo. Nei corridoi se ne parla, noi ve lo raccontiamo

In attesa di conferme, il lavoro va avanti. Sabato  si sono chiusi i lavori del SBSTA l’organo di supporto tecnico scientifico alla UNFCC e del SBI, l’organo di supporto tecnico attuativo alla UNFCCC, con l’approvazione dei rispettivi documenti di lavoro. Sono proseguiti, invece, i lavori dei contact groups dei gruppi AGW-LCA e AGW-KP e si sono tenute poi due riunioni consultive:

– nel pomeriggio, la riunione consultiva, dei paesi firmatari della UNFCCC (riunione consultiva COP),
–  in serata, la riunione consultiva dei paesi firmatari del Protocollo di Kyoto (riunione consultiva CMP).

Riunione consultiva informale COP. La riunione, convocata per discutere sui possibili esiti di Cancun, è stata presiesduta dalla signora Patricia Espinosa, ministro degli affari esteri del Messico e presidente della COP. La Presidente del gruppo AGW-LCA: Margaret Mukahanana-Sangarwe, ha riassunto il lavoro svolto sul trattato di lungo termine. E’ iniziata poi una discussione nella quale sono emersi diversi punti di vista. Quantunque il lavoro fatto sia pregevole mancano secondo alcuni paesi obiettivi ambiziosi, secondo altri il testo non appare bilanciato nelle sue diverse parti, secondo altri ancora non sono chiare le strategie da seguire ed i collegamenti degli impegni tra breve e lungo periodo. Anche sulla forma legale i pareri sono molto contrastanti. Secondo la maggior parte dei paesi anche se non è un buon testo, dovrebbe essere, però, quello che permetterebbe di fare passi avanti. Servono, comunque, ulteriori consultazioni informali all’inizio della settimana prossima settimana non appena sarà disponibile la nuova versione del testo.


Riunione consultiva informale CMP. Anche questa riunione è stata convocata per discutere sui possibili esiti di Cancun, ed è stata presiesduta dalla signora Patricia Espinosa, ministro degli affari esteri del Messico e presidente anche della CMP. Il Presidente del gruppo AGW-KP: John Ashe,  ha riassunto il lavoro svolto sugli emendamenti al protocollo di Kyoto. Nella discussione che ne è seguita la maggior parte degli interventi si è focalizzata sulla proroga o meno del protocollo di Kyoto emendato e a quali condizioni.

Il protocollo di Kyoto è diventato ormai una questione pregiudiziale per diversi gruppi di paesi. Per i paesi ALBA, la Cina e molti altri paesi in via di sviluppo è una questione pregiudiziale approvare la seconda fase del protocollo di Kyoto e renderla esecutiva per i paesi industrializzati prima di discutere ed accordarsi sul trattato di lungo periodo nel quale ci sono anche gli impegni dei paesi in via di sviluppo.

Per il Giappone, la Russia, il Canada e l’Australia, viceversa, è una questione pregiudiziale discutere e decidere degli impegni di tutti i paesi nel quadro generale del trattato di lungo periodo e poi considerare quali saranno gli impegni dei paesi industrializzati. Quindi nessun consenso alla approvazione sul proseguimento del protocollo di Kyoto senza gli impegni dei paesi che attualmente sono fuori dal protocollo di Kyoto )come USA e Cina). L’Unione Europea si è distinta dicendo che, anche se preferirebbe un unico trattato vincolante per tutti, non si sarebbe, comunque, opposta alla proroga del protocollo di Kyoto emendato purchè i maggiori inquinatori mondiali (USA e Cina) manifestino una forte volontà per impegnarsi a fare concretamente anche la loro parte. Anche questo confronto è finito, come il precedente, con la necessità di ulteriori approfondimenti anche se i problemi che si pongono appaiono più critici.

A MARGINE
Le discussioni, anche un po’ aspre, condotte nell’ambito della consultazione sul destino futuro del Protocollo di Kyoto hanno aumentato la consapevolezza di tutti i paesi che la mancanza di un qualsiasi seguito dopo il 2012 del protocollo di Kyoto, potrebbe provocare una crisi, per un motivo o per l’altro, tale da pregiudicare non solo i negoziati futuri, ma anche da mettere in discussione la necessità e l’efficacia di negoziati multilaterali sotto l’egida delle Nazioni Unite. Forse per questo motivo, o forse per motivi di tattiche diplomatiche, sta di fatto che è iniziata a circolata voce giù nella serata di sabato che la Cina sarebbe stata disposta a venire a compromessi sul protocollo di Kyoto. In altre parole, la Cina sarebbe favorevole a discutere sui tagli delle emissioni cinesi, purchè i paesi industrializzati che sono firmatari del protocollo di Kyoto forniscano adeguate garanzie che il protocollo di Kyoto continui a funzionare anche dopo il 2012.
Questa posizione dovrebbe essere ufficializzata nei prossimi giorni e potrebbe entrare a far parte delle decisioni finali, o di un “accordo di Cancun” conclusivo. L’India, si dice, sarebbe disponibile a fare altrettanto. Il problema che rimarrebbe sarebbe quello di convincere  gli USA a fornire un segnale analogo. Ma a quel punto non dovrebbe essere difficile, anche con un Congresso in mano ai repubblicani.
(A.F e V.F)