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Numeri e costi di un Paese che “arretra”

7 luglio 2009 0 commenti

E’ un’Italia che “arretra”, ma questa volta non è certo colpa della crisi economica.
A “tirarsi indietro” sono le spiagge e le coste del Belpaese che, un po’ per lo stesso mare e molto per l’influenza di tutte quelle azioni dirette ed indirette, naturali ed antropiche che disturbano l’equilibrio del territorio, ha perso definitivamente ben 5 km2 di costa nel giro di 50 anni. In pratica, in mezzo secolo, interi arenili sono totalmente scomparsi.
L’Italia a rischio erosione comprende 54 km2 di spiaggia e 1170 km di coste basse (su 4.863 km), mentre il 24 % dei litorali sabbiosi ha subito perdite superiori ai 25 metri.

Foto di Paolo Orlandi

Foto di Paolo Orlandi

Sono numeri che pongono la penisola italiana ai vertici della classifica dei paesi europei a più alto rischio di erosione costiera e se si considera che in tutto il continente ogni anno spariscono 15 km2 di spiagge, è facilmente intuibile che si tratta di un primato decisamente preoccupante.
Sicilia (313 km di coste), Calabria (208), Sardegna (107), Lazio e Toscana ( rispettivamente 63 e 60 km) sono le regioni più colpite, mentre, in termini di coste, la perdita maggiore di arenili si registra nelle Marche ( 38,6%), in Basilicata ( 38%), in Molise (34,7%) ed in Calabria (32%).
Non solo. Secondo le stime, 336.746 ettari di superficie ( circa l’ 1,12% di quella nazionale) e circa 2 milioni di persone ( il 3,69% della popolazione totale) sono esposte ad un rischio inondazione classificato tra il medio e l’alto.
Alla base di tutto questo, è  risaputo, il fortissimo processo di antropizzazione del sistema costiero, ormai giunto a livelli altissimi. Oltre 300km di coste sono occupati da strutture portuali, commerciali o da diporto; il 58,7% del territorio, compreso nella fascia di 10 km dal mare, è impiegato per colture agricole ed il 6,6 % è occupato da centri urbani, industriali ed infrastrutture varie, aeree e marittime.
L’urbanizzazione della costa, modificando l’evoluzione dei litorali, ha trasformato il fenomeno dell’erosione in un vero e proprio problema, specie nelle zone in cui sono potenzialmente a rischio abitazioni (il 30% della popolazione nazionale vive nei 642 comuni costieri, per un totale di circa 16 milioni di persone), infrastrutture e attività economiche.
“Serve al più presto – affermano gli esperti – un piano nazionale che individui i casi più urgenti e le zone più a rischio, visto che intervenire su tutti i 4.800 km di coste basse italiane sarebbe economicamente insostenibile. Infatti, per agire su tutta questa area, anche solo con opere di ripascimento, servirebbero almeno 150-200 metri cubi di sedimenti da riporto e circa 2 miliardi di euro”. Numeri non indifferenti e che, comunque, non risolverebbero il problema. Tutti i soldi spesi finora per la tutela delle nostre coste (centinaia di milioni di euro),  hanno solo  arginato l’emergenza senza portare a soluzioni definitive.