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Blogeko cerca sponsor per pedinare i rifiuti con l’elettronica. Che fine fa la raccolta differenziata?

30 settembre 2009 0 commenti

raccolta differenziataLo fanno negli Stati Uniti e in Inghilterra: pedinare i rifiuti con l’elettronica per capire dove vanno a finire. Si può fare anche in italia: Blogeko cerca sponsor.

Il “pedinamento” dei rifiuti è un esperimento organizzato dal laboratorio Senseable City del Mit, Massachusetts Institute of Technology. Secondo me sarebbe importantissimo farlo anche qui.

La legge prescrive infatti ai Comuni di organizzare la raccolta differenziata (e spesso la organizzano poco e male, ma lasciamo perdere); non prescrive però l’avvio al riciclo del materiale differenziato.

Così la carta o la plastica che io differenzio diligentemente in casa – e vale anche per te, lettore – può tranquillamente e legalmente finire in discarica: infatti spesso ci finisce. Sarebbe bello, no?, indagare.

L’ho scritto ripetutamente qui su Blogeko: Comuni, Regioni, consorzi rifiuti sono molto prodighi di dati sulla raccolta differenziata, che in questo 2009 deve raggiungere il 50% del totale.

Ma non si trova in giro un dato che è uno sulla quantità dei materiali differenziati effettivamente avviati al riciclaggio. Provate a cercarli. Provate a tirarli fuori, se ci riuscite.

Per questo giudico importantissimo ripetere in Italia il “pedinamento” dei rifiuti organizzato dal Mit a Londra e in alcune città degli Stati Uniti. Là l’iniziativa è stata lanciata dalla rivista internazionale di divulgazione scientifica New Scientist.

Basta mettere nella pattumiera, insieme a tutto il resto, schede Sim tipo quelle dei telefonini, in grado di comunicare periodicamente la loro posizione attraverso un segnale che viene ricevuto dalle antenne per i telefoni cellulari.

Le schede hanno lunga vita e sono state messe a punto tenendo conto del trituramento che i rifiuti subiscono nei compattatori.

Ho chiesto al Senseable City del Massachusetts Institute of Technology se è possibile seguire nello stesso modo anche i rifiuti italiani. Certo che sì, è stata la risposta.

La tecnologia esiste già, è stata messa a punto per Londra e le città americane. Svilupparla è costato circa 500.000 dollari; basterebbe adattarla alla situazione italiana spendendo approssimativamente 100.000 dollari. Che sono neanche 70.000 euro.

Non mi sembra una cifra impossibile. Associazioni ambientaliste, comitati civici e chi più ne ha più ne metta: fatevi avanti nei commenti. Mi metterò in contatto con voi, vedremo insieme di capire dove vanno a finire i nostri rifiuti.

Foto Flickr

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