Le Maldive convocano il summit dei Paesi più poveri e più minacciati dai cambiamenti climatici
In vista della conferenza di Copenhagen le Maldive hanno organizzato un summit con altri 10 Paesi poveri, responsabili di bassissime emissioni di gas serra nell’atmosfera e particolarmente minacciati dai cambiamenti climatici.
A Copenhagen si cercherà un accordo internazionale per ridurre le emissioni di gas serra. L’iniziativa segue la riunione subacquea del Governo delle Maldive per richiamare l’attenzione del mondo sull’innalzamento del livello dei mari che minaccia le Maldive stesse e altre piccole isole.
Obiettivo delle Maldive era convincere gli altri Stati ad abbandonare entro 10 anni le energie fossili, responsabili delle emissioni dei gas serra nell’atmosfera. Diventare insomma “carbon neutral”, come hanno fatto le Maldive stesse, e dare il buon esempio al mondo.
Il risultato è stato un po’ più modesto. Una dichiarazione di intenti di questo tipo: inizieremo a rendere ecologiche le nostre economie come contributo verso l’abbandono delle energie fossili.
Al summit dei vulnerabili hanno partecipato Bangladesh, Nepal, Vietnam, Kiribati, Barbados, Bhutan, Ghana, Rwanda, Kenya e Tanzania.
Sono tutti Paesi con bassissime emissioni di gas serra ed esposti alle più devastanti conseguenze dei cambiamenti climatici provocati dai Paesi ricchi: siccità, inondazioni, desertificazione, scioglimento dei ghiacci.
I motivi del mancato accoglimento dell’invito a diventare “carbon neutral” avanzato dalle Maldive possono essere ben riassunti da una dichiarazione del ministro dell’Ambiente del Ghana.
Dice che la lotta ai cambiamenti climatici è un problema sociale, morale, finanziario e di diritti umani, e che i Paesi ricchi devono fare di più.
Senza ombra di dubbio, a mio avviso. Ma tutto il mondo sta aspettando che qualcun altro inizi a lottare contro i cambiamenti climatici per poi accodarsi. Il summit dei poveri organizzato dalle Maldive era una bella occasione per uscire da questo stallo. Peccato.
Su Reuters le Maldive convocano il summit dei Paesi più poveri e più minacciati dai cambiamenti climatici
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