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RIPORTATE L’AMBIENTE NEI NEGOZIATI, CHIEDE IL WWF

3 dicembre 2010 0 commenti

Aria nuova a Cancun, ma per ora si tratta solo di una forte diminuzione del
tasso di umidità seguita a un giorno e mezzo di piogge a tratti torrenziali.
Per mantenere l’aumento della temperatura media al di sotto di 2 gradi
centigradi rispetto all’era pre-industriale dobbiamo eliminare 5 Giga
Tonnellate di CO2 dall’atmosfera entro il 2020: questo dice un rapporto del
Programma mondiale delle Nazioni Unite. Domani, sabato, arrivano i ministri.
Hanno il dovere politico di riportare l’emergenza ambientale al centro dei
negoziati riportando gli impegni alle reali necessità indicate dalla
comunità scientifica, che non sono gli impegni (INSUFFICIENTI) assunti dagli
Stati. E occorre anche chiudere la strada ai trucchetti, anche sull’accordo
sulla deforestazione.

Ieri giornata fitta di negoziati, in meeting su argomenti specifici, quella
di ieri. l’attenzione, e le proposte, su una delle questioni centrali stanno
crescendo: si tratta delle cosiddette MRVs, vale a dire in qualche modo la
verifica internazionale da una parte sul perseguimento degli obiettivi di
riduzione dei paesi industrializzati e dall’altra sulle azioni di
de-carbonizzazione da parte dei paesi in via di sviluppo. Una formula
prevista dal Piano di azione approvato al Summit di Bali alcuni anni fa che
però, all’atto pratico, vede la diffidenza dei due giganti mondiali, gli USA
e la Cina.

Gli uni in difficoltà per via del cambio di maggioranza in Parlamento,
nonostante l’obiettivo di riduzione del 17% non sia stato smentito comunque,
devono stare molti attenti a non ritrovarsi in una situazione simile a
quella che portò il Senato a impedire la ratifica del Protocollo di Kyoto;
gli altri, con un settore delle rinnovabili in rapida espansione e un piano
di efficienza energetica i cui obiettivi potrebbero addirittura essere
raggiunti in anticipo, non vedono comunque di buon occhio qualsiasi
intromissione nei loro affari interni. Eppure molti delegati sono convinti
che una soluzione si possa trovare e, anche gli ambientalisti, con tutta la
loro esperienza e conoscenza degli aspetti anche legali, pensano la stessa
cosa. E molti Paesi manifestano insofferenza per i due giganti che in
qualche modo catalizzano le trattative sui propri problemi. Anche se altri
Paesi (il Giappone, per esempio) si nascondono dietro queste difficoltà.
Ieri gli ambientalisti giapponesi hanno manifestato per dire che loro amano
il protocollo intitolato alla capitale storica, Kyoto. La convinzione è che
i Giapponesi possano cambiare idea, specie se il mondo farà sentire la
propria indignazione per la loro posizione tesa a non prendere ulteriori
impegni di riduzione nell’ambito del protocollo, ma nell’ambito dell’accordo
di Copenaghen (che però deve essere ancora incorporato nei testi negoziali).

Si attendono nuove proposte, probabilmente arriveranno quando in Italia sarà
già notte o addirittura domani, per essere digerite nel weekend (di lavoro,
in barba al fatto che siamo ai Caraibi).

Ieri c’è stato un evento molto importante della European Climate Foundation
sul percorso per arrivare a una completa de-carbonizzazione in Europa, nel
2050. Mentre l’oratore del prestigioso Worldwatch Institute mostrava una
diapositiva nella quale si visualizzava l’imponente ritmo di crescita delle
energie rinnovabili, in particolare il solare con un nucleare addirittura in
lieve decrescita, mentre si discuteva della fondamentale importanza
dell’efficienza energetica, pensavo a quanto la rivoluzione in corso non sia
percepita nel nostro Paese. In tutti gli studi, a un investimento iniziale,
corrisponde in prospettiva un aumento del Prodotto Interno Lordo (con tutte
le critiche che si possono fare a questo strumento che non incorpora ancora
davvero i costi ambientali, solo quelli diretti). Quasi tutti i Paesi hanno
capito che la rivoluzione energetica conviene e non solo dal punto di vista
ambientale. La prossima settimana verranno notizie importanti dalla Gran
Bretagna dove il Governo conservatore, o meglio l’organismo indipendente
previsto dalla legge sul clima, fisserà un’ulteriore, ambiziosa tappa di
riduzione delle emissioni dopo il 2020. Quando cominceremo a fare sul serio,
in Italia?

Intanto arrivano altri giornalisti,altri colleghi, altri negoziatori (in
molti casi senza il bagaglio, perso nel caos degli aeroporti di questi
giorni) e, come detto, arrivano i ministri che, si spera, daranno mandati
più innovativi e coraggiosi ai negoziatori dimostrando capacità di visione.

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