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Clima. Rapporto dell’Europarlamento per ‘New Deal’ verde

8 febbraio 2009 0 commenti
Agenda dettagliata di misure da adottare nel periodo 2009-2014
La plenaria dell'Europarlamento ha approvato con 570 voti favorevoli, 78 contrari e 24 astensioni, oggi a Strasburgo, la relazione di Karl-Heinz Florenz (Ppe) per una politica integrata dell'Ue sul cambiamento climatico, che indica le tappe da realizzare nei prossimi anni (2009-2014) per stabilizzare le emissioni di gas serra e mantenere l'aumento della temperatura media globale entro i 2 gradi centigradi.
La relazione, molto corposa (un'ottantina di pagine), completa dopo 21 mesi i lavori dalla commissione temporanea dell'Europarlamento sul clima presieduta dall'italiano Guido Sacconi (Pse). Con questo rapporto, l'Europarlamento sollecita la Commissione e gli Stati membri "a sostenere l'invito dell'Onu per realizzare un 'New Deal' verde", e a orientare gli investimenti che verrano fatti per uscire dalla crisi finanziaria ed economica in modo da sostenere la crescita sostenibile, "in particolare, promuovendo le tecnologie verdi". Il Parlamento europeo propone di definire un'agenda di misure e di interventi per il periodo 2009-2014, illustrandone le modalità d'applicazione. "Il picco delle emissioni globali dovrà essere raggiunto entro il 2015, altrimenti non riusciremo a restare sotto i due gradi di aumento della temperatura. La relazione disegna le tappe verso quest'obiettivo, tappe che trasformeranno la vita quotidiana dei cittadini", ha spiegato Sacconi durante una conferenza stampa con il relatore Florenz. Il testo raccomanda nel dettaglio le misure che occorrerebbe prendere nei campi della politica estera energetica dell'Ue, dell'energia e dei biocombustibili, dell'efficienza energetica, dei trasporti e della logistica, del turismo, dell'agricoltura, delle foreste e della pesca. Raccomanda azioni riguardo al sistema di scambio di quote di emissioni, alla gestione delle risorse idriche e al trattamento dei rifiuti, nonché alla tutela della salute. Sottolinea il ruolo dell'innovazione, anche per la crescita economica e dell'occupazione, sostiene la promozione delle nuove tecnologie, e propone misure nel settore dell'istruzione, della formazione e della comunicazione. Chiede anche la creazione di una "Comunità europea delle energie rinnovabili" esorta il sostegno allo sviluppo di tecnologie di trasporto ecocompatibili, come vetture a idrogeno, elettriche, a pile a combustibile o ibride. Gli eurodeputati evidenziano come, affrontando i cambiamenti climatici, sarà possibile creare nuove attività economiche e opportunità di lavoro, rendere l'Europa meno dipendente dalle importazioni di combustibili fossili e procurare benefici sociali ai cittadini. Sacconi ha detto che nella nuova legislatura il Parlamento europeo dovrebbe trovare il modo di continuare il lavoro della commissione temporanea sul clima, "per garantire il monitoraggio delle iniziative europee e degli Stati membri, i contatti internazionali e con il mondo della scienza, e anche una 'valutazione di conformità climatica' di tutti gli atti dell'Ue". La relazione, in effetti, sottolinea l'urgenza di integrare le considerazioni di politica climatica in tutti i settori e in tutti gli ambiti politici, adottando un approccio trasversale e tenendo conto delle cause e delle conseguenze del surriscaldamento globale nella legislazione comunitaria". Quanto al tema controverso dell'energia nucleare, riconoscendo i diversi approcci degli Stati membri in materia, il Parlamento europeo sollecita la Commissione "a riservare un'attenzione particolare ai rifiuti nucleari e al loro intero ciclo, allo scopo di migliorare la sicurezza". Il commissario europeo all'Ambiente, Stavros Dimas si è detto compiaciuto "per il sostegno, espresso nella relazione, alla proposta secondo cui i paesi sviluppati dovrebbero impegnarsi congiuntamente a ridurre le emissioni di gas serra del 25-40% entro il 2020 e di almeno l'80% entro il 2050, rispetto ai livelli del 1990. Questi obiettivi - ha sottolineato Dimas - sono perfettamente in linea con l'opinione della Commissione europea. L'Ue - ha ricordato il commissario - ha dato l'esempio predisponendo le misure atte a ridurre le emissioni del 20% (con il pacchetto clima adottato a dicembre, ndr) e impegnandosi a portare al 30% tale riduzione se altri paesi sviluppati accetteranno di operare tagli simili" alla conferenza Onu sul clima di Copenaghen, a dicembre. Sono lieto di constatare nella relazione - ha detto ancora Dimas - l'esplicito riconoscimento del fatto che la crisi economica e finanziaria non deve essere una scusa per ritardare l'azione contro i cambiamenti climatici. Rinviare la riduzione delle emissioni non farebbe che renderla più difficile e costosa. Dobbiamo invece considerare l'attuale necessità di ripresa dell'economia - ha concluso il commissario - come un incentivo ad intensificare gli investimenti nelle industrie a bassa emissione di carbonio e nell'occupazione 'verde' del domani".

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