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Litio dai processi elettroproduttivi geotermici

16 dicembre 2009 0 commenti
Una tecnica innovativa sviluppata da una società californiana, Simbol Mining, consentirà di recuperare il prezioso minerale, ampiamente usato nelle batterie ad alta densità, dalle acque calde reflue prodotte da una centrale geotermica presente in California.

Il consumo di litio è in aumento a livello globale e si prevede che sarà triplicato entro il 2020 soprattutto per l'uso nelle batterie al litio delle auto elettriche che saranno sempre più diffuse e per le batterie che immagazzineranno l'energia elettrica prodotta da fonti eoliche e solari.

Le fonti tradizionali di approvvigionamento di litio sono quelle dell'estrazione dal suolo e nelle salamoie in stagni salati, in particolare in Cile e la Bolivia, ma le acque reflue prodotte presso gli impianti geotermici, che possono arrivare ad essere milioni di galloni al giorno, sono altrettanto ricche di litio. Estrarre il litio da acque reflue geotermiche è più facile che estrarlo dalle salamoie poichè si utilizza una quantità minore di acqua rispetto all'estrazione dal terreno e il processo ha un impatto ridotto per l'ambiente essendo l'acqua è già presente per generare elettricità.

L'impianto geotermico (nella foto in alto) è costruito sopra la faglia di San Andreas a Salton Sea nel sud-est della California a circa 80 miglia a est di San Diego. L'impianto è parte di un gruppo di centrali geotermiche con acqua calda che raggiunge temperature fino a 360C° proveniente dal sottosuolo per arrivare in superficie sotto forma di vapore. Il vapore è indirizzato verso le turbine per generare energia elettrica. L'acqua calda reflua che esce fuori dal processo è salata, ricca di silicati e minerali come il litio.

La presenza di silicati presentato problemi per l'estrazione in quanto tendono a intasare le attrezzature, ma Simbol ora usa una tecnica sviluppata nel Lawrence Livermore National Laboratory di Livermore, in California capace di rimuovere i silicati dai rifiuti per precipitazione e filtrazione. L'acqua filtrata viene poi fatta passare in una resina chimica che richiama ioni di litio dalla soluzione per formare cloruro di litio. Quindi la soluzione rimanente viene restituita al suolo. Il cloruro di litio non essendo la forma più adatta per il trasporto, perciò viene aggiunto carbonato di sodio in forme miste di carbonato di litio che ne facilitano il trasporto.

Secondo il geologo Michael McKibben dell'Università della California di Riverside l'impatto ambientale è piuttosto limitato per il fatto che il processo di estrazione è in parte guidato dal calore delle acque reflue.

Simbol Mining ha già testato il processo ed è passata ora alla fase di costruzione di un impianto pilota che dovrebbe produrre circa una tonnellata di litio al mese. Se l'impianto pilota funzionerà a dovere saranno installati ulteriori impianti con progetti ben più ambiziosi.

Fonte: PhysOrg.com

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