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La Tienanmen peruviana.

11 giugno 2009 0 commenti

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Mentre in Nigeria arriva il risarcimento per un massacro avvenuto 15 anni fa, in Peru si svolge un altro massacro, di ispirazione analoga.

Che ci riguarda tutti: il governo peruviano, unico governo dell'America Latina a rimanere ancora un "governo sudamericano" nel senso più deteriore del termine, ha praticamente venduto l'Amazzonia peruviana alle compagnie minerarie e del legname firmando un Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti. Una firma et voilà, fine della sovranità, autorizzazione alla spoliazione delle risorse, alla cacciata dei cittadini che ivi risiedono, alla distruzione dell'ambiente. Un film già visto.


È infatti il TLC tra Perù e Stati Uniti che “privatizza” uno dei patrimoni mondiali più importanti per biodiversità dell'intera umanità, aprendolo allo sfruttamento da parte delle multinazionali del petrolio, del gas, dell’acqua e del legname e sottraendolo alle popolazioni indigene che lo considerano loro assegnato per diritto ancestrale. È sempre il TLC che sottrae completamente alla sovranità peruviana il territorio. Le compagnie multinazionali, sono infatti libere di sfruttare il territorio senza essere obbligate ad alcuna mediazione con chi, come gli indigeni, su quel territorio ci vive.

Gli indigeni (che, ricordiamolo, in Peru non sono certo una sparuta ed insignificante minoranza...) si sono organizzati ed hanno cominciato a protestare. Una protesta diventata concreta, così come accade in molte parti del mondo: hanno osato l'ardire di bloccare un oleodotto. La risposta governativa non si è fatta attendere.

L’esercito e la polizia hanno risposto con una violenza inaudita.
I nativi non sono stati a guardare e la violenza è stata tremenda, la lotta si è tramutata in guerra.
Le fonti ufficiali, le fonti di Governo che sono quelle che danno le veline ai media internazionali parlano di 30 morti peruviani (22 nativi e 8 poliziotti). All’inizio la televisione parlava di tre nativi uccisi!
Negli scontri sono state sequestrate armi alla polizia.
I nativi, che inizialmente opponevano frecce e lance ai fucili e ai gas lacrimogeni (lanciati da 4 elicotteri che sorvolavano l’area) hanno così risposto al piombo col piombo per difendersi.
Si parla di 22 nativi ammazzati ma la realtà è offuscata ed è un’altra.
Il 5 giugno il Comitato della lotta indigena ha annunciato che i morti sono 34 e che i desaparecidos sono più di 150. Si accusa la polizia di stare occultando i cadaveri bruciandoli e gettandoli nel rio.

Siamo tutti pronti a metterci fiocchetti per ricordare il Tibet, la Cina, la Birmania, dove si combatte per "i diritti umani". Finchè i "diritti umani" non toccano gli interessi di nessuno, insomma. Ma quando questi diritti riguardano l'esistenza di intere popolazioni, che collide con l'interesse di chi sfrutta e distrugge il loro territorio, allora i santi tibetani e birmani diventano delinquenti.

Non una parola, insomma, sulla stampa mondiale. Sono beghe interne del Peru. In Italia, il fiocchetto lo ha messo Gennaro Carotenuto che sta seguendo attentamente da giorni la vicenda nel suo blog.

 

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