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News dalla Nigeria: nuova legge sul petrolio, e arrivano i talebani.

29 luglio 2009 0 commenti

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Ieri ascoltavo distrattamente il TG1, che vado evitando ormai da settimane, e la mia attenzione è stata richiamata da un lungo servizio sulla Nigeria. Non ne sapevo niente, confesso, forse perché gli avvenimenti in questione non riguardano il Niger Delta che un pochino seguo. Nel Nord della Nigeria, da domenica scorsa, stanno avvenendo durissimi scontri tra gli integralisti islamici e il governo, con ben 206 vittime. (La notizia è triste e preoccupante, ma ancora più preoccupante mi è sembrato il servizio del TG: un linguaggio da asilo nido, un tono da propaganda, un'analisi che sembrava estratta da un libro di fiabe con gli orchi e i draghi cattivi. Non sapevo che il TG fosse ridotto a questo punto).

Così, stamattina ho fatto un giro su Google News per capirne di più. Cercando "Nigeria", si trova una pagina intera di brevi news che spiegano un po' meglio la rivolta, cominciata in contemporanea in varie città del Nord. Gli integralisti vengono da più parti associati ai talebani, e pare pretendano di instaurare la sharia in tutta la Nigeria. Tutto molto interessante.

Ma nella ricerca di Google, è saltato fuori anche questo. Che mi è apparso di gran lunga più interessante. Una notizia di follow up, ma senza che da nessuna parte sia menzionato il precedente, così me lo sono dovuto cercare oltreconfine. Insomma, pare che in Nigeria il Parlamento stia discutendo proprio in questi giorni un nuovo oil bill, ovvero una legge che tra le altre cose aumenta la quota fiscale per le compagnie petrolifere. Sui giornali nigeriani la legge è definita "storica", perché è la prima volta che il governo cerca di riunire in una sola legge tutti i vari regolamenti (vecchi di 40 anni) della questione petrolio, garantisce ampi poteri alla compagnia petrolifera nazionale così come accade in Brasile, Malesia e Arabia, e porta trasparenza in tutta l'industria di estrazione. Inoltre, una formula di equitable sharing viene vista come la panacea per i problemi nel Niger Delta, ed è appoggiata anche dai più radicali.

La reazione delle compagnie petrolifere, però, non si è fatta attendere. Oltre all'ENI, anche la Exxon minaccia sfracelli, dichiarando che tali modifiche renderebbero totalmente antieconomico l'investire in Nigeria. La Shell e le altre compagnie mettono seriamente in dubbio lo sviluppo di nuovi giacimenti (speciamente offshore) e persino la loro permanenza nel Paese, mentre gli ambasciatori di USA, UK, Francia e Olanda si affollano alla porta del Ministro del Petrolio manifestando generica approvazione ma chiedendo insistentemente di rivedere le norme fiscali.

Come andrà a finire? Avrà la Nigeria la forza di mantenere il punto, o l'oil bill sarà annacquato al punto da diventare inutile, come alcuni temono? Staremo a vedere. Certo, non ce lo diranno al TG1.

 

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