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RICOSTRUIRE POMPEI. RICOSTRUIRE I FORI IMPERIALI

1 dicembre 2010 0 commenti
IL PAUL GETTY MUSEUM A MALIBU, LA VILLA

IL PAUL GETTY MUSEUM A MALIBU, LA VILLA

Lo scandalo del crollo della Schola Armaturarum a Pompei è l’ennesima immagine, incredibilmente sintetica, della crisi in cui versa un Paese in pieno stato confusionale.

Le polemiche si sprecano sulle “colpe” senza che nessuno si renda conto del dato di fatto più importante.

Una “rovina” è destinata a crollare. Inevitabilmente, immancabilmente. Sempre.

Certo, l’uso improprio del conglomerato cemEntizio armato ha contribuito, ma l’errore di fondo, la follia, è quella di considerare che le “rovine” si debbano conservare come sono.  2000 anni dopo l’evento traumatico che le ha trasformate da architettura viva e abitata a cumulo di macerie.

Una delle cose più illogiche e assurde di quello che si riconosce come Modernismo.

Si distrugge ogni legame con la propria Tradizione, si elimina la continuità tra chi ci ha preceduto noi e chi ci seguirà, si fa tabula rasa in nome dell’Uomo Nuovo e poi si conserva, del Passato, solo la sua versione caricaturale: la “Rovina”.

Un atteggiamento che Louis Sass ha bene spiegato dal punto di vista psichiatrico nel suo saggio “Madness and Modernism”.

Mai, nel corso della Storia, le civiltà hanno conservato, sempre, feticisticamente, le “rovine”.

Essendo il legame con la Tradizione un aspetto fondante delle civiltà pre-Modernismo, gli edifici del Passato si conservavano integri, si riutilizzavano quando si ritenevano degni di valore, si completavano quando interrotti, oppure si demolivano.

Oggi, nell’epoca dell’Uomo Nuovo tanto caro alle fantastiche ideologie del secolo passato, l’idea di continuità è annullata dalla pretesa infantile che dobbiamo distruggere tutto quello che ci precede per costruire qualcosa di “nuovo” dove per “nuovo” s’intende qualcosa di strano, fattoinqualunquemodo purchè senza alcun legame con la nostra tradizione architettonica.

E, per dimostrare che il Passato non esiste, lo si conserva allo stato di “rovina”.

L’assurdità di questo atteggiamento è nota.

Quando visitiamo la splendida Piazza San Marco a Venezia non c’importa sapere che l’unità architettonica della Piazza è stata raggiunta in vari secoli attraverso un lavoro di completamento secondo il linguaggio della grande tradizione classica italiana. E, ovviamente, non c’importa niente di sapere che il Campanile di San Marco è stato ricostruito all’inizio del XX secolo grazie all’azione di Gabriele D’Annunzio: “si ricostruisca subito COM’ERA DOV’ERA”.

Quando visitiamo la Grande Place a Bruxelles non c’importa nulla di sapere se le case delle varie corporazioni sono quelle originali del XV secolo o quelle ricostruite, identicamente, dopo il bombardamento a tappeto del Re Sole che aveva raso al suolo la città nel 1693. Ammiriamo la sua coerenza architettonica data, in questo caso, dall’uso del linguaggio rinascimentale filtrato dalla cultura fiamminga nell’articolazione in vari lotti gotici distinti.

Quando visitiamo Piazza SS. Annunziata a Firenze non c’importa sapere se i due lati “simmetrici” della piazza sono stati costruiti entrambi da Brunelleschi o se, uno dei due, è stato costruito un secolo dopo Brunelleschi rispettandone il disegno originale. Quello che c’importa è l’armonia dell’insieme.

Questo è quello che conta. L’armonia dell’insieme, non il gusto feticistico per la “pietra originaria”.

L’armonia dell’insieme. L’integrità dell’organismo.

Perchè è stupido e incredibilmente costoso mantenere le “rovine” allo stato di “rovina” ?

Perchè, come sanno tutti i muratori, un edificio diventa stabile quando viene coperto. Si fa sempre una grande festa in cantiere quando si “copre” l’edificio. Quando si arriva a “fare” il tetto. Un edificio è un organismo e in un organismo non è mai sano lasciare lo scheletro esposto all’aria, all’acqua, alle intemperie.

Immaginate se al Pronto Soccorso di E.R. i medici adottassero lo stesso, infantile, atteggiamento. I pazienti arrivano dopo un terribile incidente e loro dicono: “bene così, dobbiamo conservare la traccia dell’evento. Lasciamo la frattura esposta”.

Fortunatamente la Medicina opera per salvare gli organismi e non per rispettare un’ideologia astratta.

Il pregevole libro di Richard Economakis “Acropolis Restoration” (Academy Editions, London, 1994) mostra perfettamente l’assurdità di questa ideologia modernista nel caso dell’Acropoli di Atene costruita come “rovina” artificialmente, demolendo le fortezze costruite dai Bizantini, dai Franchi e dai Turchi nel corso della Storia. Le pietre che vediamo oggi sono in gran parte nuove e il lavoro costante e magnificamente assurdo è quello di mantenere in piedi surreali scorci di colonne e trabeazioni sospesi nel vuoto invece di ricostruire organicamente l’Acropoli com’era nel V secolo a.C. al tempo di Pericle.

Come aveva proposto Leo von Klenze al tempo di Re Ottone, alla fine della guerra d’indipendenza.

Prima dell’epoca delle ideologie novecentesche.

Cosa si dovrebbe fare, allora, per Pompei? Per Ercolano? Per i Fori Imperiali?

Semplice. Andrebbero ricostruiti subito come vere e proprie città.

Sappiamo perfettamente come fare e la meraviglia di una città romana integra attirerebbe milioni di turisti in più e genererebbe flussi di cassa giganteschi. Oltre a porre l’Italia all’avanguardia della tecnica della Ricostruzione. Generando tecnici, maestranze e imprese specializzate nella ricostruzione di edifici di valore.

Mentre in Italia si fanno polemiche e si lasciano i nostri monumenti romani in “rovina”, se si vuole oggi visitare una vera villa romana, un’autentica villa romana, bisogna andare a Malibu, in California, e visitare lo splendido Paul Getty Museum costruito, all’inizio degli anni 70, dagli architetti Langdon e Wilson nello stile della Villa dei Papiri di Ercolano.

Uno splendido esempio di continuità della cultura occidentale e di vitalità architettonica.

Lasciare Pompei nello stato pietoso in cui versa è assurdo e patetico. Altri edifici crolleranno, altre “rovine” si disintegreranno. Inevitabilmente.

Speriamo che il Ministro della Cultura abbia il coraggio di lanciare una nuova politica forte e, per una volta, autenticamente, innovativa.

IL PAUL GETTY MUSEUM DI MALIBU: DETTAGLIO DEL PORTICATO

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