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Questa casa non è un sarcofago!

13 marzo 2009 0 commenti

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I due sensori di qualità dell’aria di casa mia: a sinistra il detector di biossido di carbonio, CO2, a destra quello di monossido di carbonio, CO. Il gatto egiziano è li’ per sorvegliare e per assonanza con il titolo..

Questa storia comincia con le varie prove che ho fatto questo inverno per vedere di migliorare un po’ l’efficienza energetica di casa mia. Fra le varie cose che ho trovato in proposito, una è l’importanza di eliminare gli spifferi. Mi è parsa una cosa logica, ma ho anche trovato che si può esagerare.  Il punto di svolta è stato quandho trovato uno che ti propone una valvola per sigillare il caminetto con una guarnizione che la rende assolutamente ermetico - mentre le valvole normali un pochino di spiffero per forza lo lasciano passare. Questo mi è parso decisamente un po’ troppo. Per stare un po’ più caldo, ho pensato, non ho nessuna intenzione di sigillarmi in un sarcofago come se fossi una mummia egiziana.

Da qui, mi è venuto da ragionare sulla qualità dell’aria all’interno della casa e ho cominciato a pensare di fare qualche misura per capire come stavo. Intendiamoci, casa mia non molto ben sigillata e, fra cane e gatti che entrano ed escono, gli spifferi sono all’ordine del giorno. Comunque, non si sa mai. Fra le altre cose, io soffro di emicrania e molta gente dice che può essere dovuta all’inquinamento domestico.

Così, mi sono comprato due sensori: uno della CO (monossido di carbonio) e l’altro della CO2 (biossido di carbonio) e li ho piazzati nel soggiorno, vicino al caminetto e al gatto egiziano che li sorveglia.

Vi racconto prima dei risultati con il sensore di CO. Non che mi aspettassi di trovare CO in casa ma, come dicevo, non si sa mai ed ero curioso di vedere se il caminetto acceso o i fornelli del gas non ne emettessero un po’. I risultati, qui, sono stati confortanti. Nè vicino al caminetto, nè vicino ai fornelli sono riuscito a rilevare monossido di carbonio. Il sensore rileva segnale solo se qualcuno accende una sigaretta o se lo piazzi direttamente nel fumo del caminetto. E’, più che altro, un sensore anti-incendio; utile per questo scopo; specialmente se avete una stufa a legna o a pellet. Ma se uno comincia a trovare CO in casa sua in quantità rilevabili anche senza stufa e con le sigarette spente, è meglio che cambi casa. Se siete in dubbio, i sensori di CO si trovano facilmente anche a prezzi di poche decine di euro.

Diverso il caso del rilevatore di CO2 che mi ha dato dei dati molto interessanti. Fra le altre cose, l’oggetto misura contemporaneamente anche l’umidità, la temperatura, e i “VOC” (volatile organic compounds, ovvero composti organici volatili). E’ un vero sensore della qualità dell’aria.

Allora, abbiamo letto tutti che la concentrazione di CO2 nell’aria è intorno ai 390-400 ppm (parti per milione) valore ben superiore a quello di prima della civiltà industriale e che è la causa principale del riscaldamento globale. In casa, anche con tutte le finestre aperte, non si riesce a misurare meno di 450 ppm, circa, come è giusto che sia per via della presenza di esseri umani (e non umani) che emettono CO2.

A finestre chiuse e in presenza di tutti i 9 membri della famiglia (1 canide, 3 felidi e 5 umani) il sensore misura intorno a 800 ppm, che è un valore normale per un ambiente interno Questo anche perché il salotto è grande e la tenuta delle guarnizioni delle finestre non è particolarmente buona (per non parlare poi dell’effetto della gattaiola). Il caminetto non produce nessun aumento di CO2, anzi migliora le cose. Viceversa, la cosa interessante è che se si accendono i fornelli a gas di cucina, il valore sale facilmente a 1600-1800 ppm nel soggiorno. Va oltre i 2000 in cucina, che è già ben oltre i limiti di gradimento del sensore che comincia ad accendere la spia rossa oltre le 1000 ppm.

Questi valori non sono veramente preoccupanti. La CO2 non è un gas velenoso: prima di ammazzare qualcuno bisognerebbe andare a valori centinaia di volte superiori. Tuttavia, è un gas reattivo i cui effetti sul metabolismo umano non sono ben noti. Il limite raccomandato per ambienti chiusi è intorno ai 2000 ppm. Non bisognerebbe stare esposti a valori superiori per lunghi periodi. Ma, a casa mia, vedo che non ci sono problemi (in un certo senso, purtroppo, perché altrimenti avrei forse trovato la causa della mia emicrania, uno dei sintomi di eccesso di CO2)

Quello che potrebbe essere preoccupante è che molte abitazioni non sono così ben ventilate come casa mia. Ho prestato il sensore a un mio collega ed è venuto fuori che a casa sua il valore “normale” è oltre 1200 ppm. Me lo ha reso dicendo che ha preferito non provare nemmeno a vedere cosa succede in cucina se accende i fornelli a gas.

La mia impressione è che in molte abitazioni la questione della qualità dell’aria sia molto trascurata. Credo che ci siano delle regole e delle leggi da seguire però, nel mio caso, quando ho rifatto la cucina qualche anno fa, l’installatore ha semplicemente tappato la canna fumaria che c’era in origine, lasciando la sola cappa a filtro (altro aggeggio sulla cui efficienza ho forti dubbi). Ho paura che ci siano molti casi del genere, anche se non ho statistiche in proposito.

Ci sono, ovviamente, degli areatori evoluti che scambiano l’aria esterna con l’interna in modo tale da ridurre le perdite di calore. Questi oggetti mi sembrano altamente raccomandabili per areare la casa, sicuramente meglio della gattaiola (il problema è che il gatto non ci passa). In mancanza di un areatore, per una stanza piccola dove si cucina, si rischia di trovarsi in carenza di areazione e situazioni di inquinamento domestico che potrebbero essere seriamente dannose per la salute, non solo per la CO2 ma anche per i VOC. Incidentalmente, anche di quelli a casa mia non c’è traccia. Il sensore, però, reagisce quando si fanno le salsicce sul caminetto!

Nel dubbio, credo che uno di questi sensori di CO2 vi può tranquillizzare oppure darvi una valutazione oggettiva sulla necessità di prendere dei provvedimenti. Peccato che non siano per niente diffusi. In Italia, non ho trovato niente di buono se non arnesi estremamente cari. Quello che vedete nella figura, l’ho dovuto importare da una ditta coreana (*). E’ costato 150 euro, più le spese di dogana (non vi sto a dire quanto, %$&%!!). Non è pochissimo, ma secondo me ne vale la pena per stare tranquilli.

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*Ah…. per essere sicuro dell’affidabilità dell’arnese, l’ho confrontato con un altro sensore che abbiamo all’università. Sembrerebbe misurare bene.