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I tropici si avvicinano a tre km l’anno

7 luglio 2009 0 commenti

La concordanza di una serie di studi

La concordanza di una serie di studi

Violenti nubifragi tropicali. Siccità, poi neve, pioggia e ancora sole, in periodi assolutamente inaspettati. Che cosa sta accadendo al pianeta Terra? Ancora una volta c’è lo zampino del «cambiamento climatico», altrimenti chiamato «global warming». L’ultima scoperta, che allarma le comunità internazionali e dovrebbe incitare i Grandi della Terra ad agire subito, viene dalla James Cook University, dove i ricercatori australiani hanno dimostrato come i tropici si siano allargati di quasi 500 chilometri negli ultimi 25 anni.
Le misure, calcolate grazie agli studi satellitari a lungo termine, ai modelli di clima e alle temperature del mare, hanno permesso di determinare come il riscaldamento globale stia alterando repentinamente la zona tropicale. Secondo gli studiosi la fascia equatoriale che circonda la Terra fra il tropico del Cancro ed il tropico del Capricorno si sta spingendo nelle zone temperate, con conseguenze potenzialmente devastanti.
Questa zona comprende infatti regioni ad alta densità di popolazione come l’Australia meridionale, Africa del Sud, l’Europa-Mediterraneo-Centrale, Stati Uniti e Messico settentrionale.
Se la zona arida subtropicale si espandesse in queste regioni, ci potrebbero essere conseguenze negative per le risorse idriche, gli ecosistemi naturali e l’agricoltura, con implicazioni sia per l’ambiente, sia per la società e la salute. Secondo alcuni scenari, infatti, ci sarebbe un alto rischio epidemico di malattie come la , la più importante arbovirosi umana, in termini di mortalità, più comunemente chiamata febbre «rompiossa».

I primi sentori del cambiamento del clima erano già stati individuati nella fauna selvatica e nella pioggia in Australia, paese oggi alle prese con la più grande siccità del secolo. Se cambiano i venti, infatti, la pioggia cade nel sud dell’oceano, piuttosto che sulla terra ferma. Questo giustifica il fatto che molte specie australiane, dalle piante agli animali, si stiano muovendo verso il sud nel tentativo di seguire le loro circostanze climatiche abituali. Ma i cambiamenti sono già visibili sotto forma delle frequenti ondate di calore, alternati a periodi di siccità, che si manifestano anche alle medie latitudini, con cicloni e nubifragi più intensi.

L’espansione delle fasce tropicali, era già sospettata in passato da uno [URL=www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/07_dicembre_06/clima_bali_foresta_651ed80e-a427-11dc-b343-0003ba99c53b.shtml]studio
condotto da un’équipe di scienziati cooordinato dalla climatologa americana Dian Seidel, della Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), pubblicato sulla rivista «Nature Geoscience». Ma anche uno studio condotto da ricercatori dell’università di Washington, a Seattle, ha recentemente dimostrato come la fascia caratterizzata dalla formazione di nubi che portano temporali, conosciuta come fronte intertropicale, si starebbe spostando alla velocità di tre chilometri all’anno sempre più a nord.

La ricerca è stata possibile prendendo in esame i sedimenti presenti in cinque isole dell’Oceano Pacifico. Grazie ai dati raccolti sulle temperature e sulla presenza di acqua dolce dovuta alle precipitazioni nelle zone tropicali e subtropicali in passato, gli studiosi hanno dimostrato come più di tre secoli fa il fronte tropicale fosse in corrispondenza dell’equatore.

La Washington Island o Teraina della repubblica di Kiribati, una delle isole più a sud del fronte intertropicale, secondo i dati raccolti dagli scienziati americani, riceve circa 2,9 metri di acqua l’anno, mentre nel passato risultava essere arida. La verifica di queste ipotesi è data dalle isole Galapagos. Tra il 1420 e il 1850, infatti, erano caratterizzate da un clima umido. Al contrario, oggi, sono terre riarse.
I ricercatori avvertono, se la velocità dovesse continuare su questa media, alla fine di questo secolo il fronte si sarà spostato di altri 126 chilometri a nord.
In questo caso l’uomo dovrà scegliere: scappare al nord o al sud?

(Alberto Maria Vedova)