Home » Stefano Masini » Agricoltura, Politiche »

Aranciata senza arance: ma che bibita è?

30 marzo 2009 0 commenti

Dalla buvette del Senato agli scaffali del supermercato, è allarme per l’arrivo delle bibite all’arancia senza arance.

In particolare, la possibilità di vendere sul mercato bibite di fantasia al gusto e con il colore dell’arancia senza contenere tuttavia neanche una minima percentuale del prezioso agrume è prevista dal progetto di legge comunitaria già approvato dal Senato che di fatto taglia l’obbligo del contenuto minimo del 12% di succo di agrumi previsto fino ad ora per questo tipo di bevande. Il testo prevede infatti l’abrogazione dell’articolo 1 della legge n° 286 del 1961 secondo il quale “Le bevande analcoliche vendute con denominazioni di fantasia, il cui gusto ed aroma fondamentale deriva dal loro contenuto di essenze di agrumi, o di paste aromatizzanti di agrumi, non possono essere colorate se non contengono anche succo di agrumi in misura non inferiore al 12%”.

La sostituzione del succo con aromi e coloranti non è  solo un inganno per i consumatori ma pone seri dubbi sugli effetti per la salute considerato che molte di queste sostanze sono oggetto di studi e verifiche per il loro supposto effetto negativo sui bambini (iperattività). D’altra parte l’elevato contenuto di zuccheri ha sicuramente effetti negativi sul preoccupante aumento della percentuale di casi di obesità e sovrappeso tra i giovani che in Italia ha raggiunto il 30%. Peraltro, con l’eventuale approvazione della norma, si verificherebbe una drammatica riduzione del consumo di frutta poiché l’eliminazione totale della soglia del 12% farebbe sparire dalle tavole e dai frigoriferi 120 milioni di chili di arance all’anno prodotti in 6.000 ettari di agrumeti, con danni evidenti per consumatori e produttori.

Stefano Masini

span.jajahWrapper { font-size:1em; color:#B11196; text-decoration:underline; } a.jajahLink { color:#000000; text-decoration:none; } span.jajahInLink:hover { background-color:#B11196; }