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CONSUMI: ALLARME VITAMINA C PER STRAGE DI KIWI

18 giugno 2010 0 commenti

La malattia che sta facendo strage di kiwi su tutto il territorio nazionale rischia di far rimanere gli italiani senza una determinante fonte naturale di vitamina C che è contenuta, a livelli da record, nel frutto “esotico” entrato in gran quantità da trenta anni nelle abitudini alimentari Made in Italy. Sono gli effetti di una batteriosi chiamata Pseudonomas syringae  Actinidiae (Psa)  che sta facendo strage delle coltivazioni nazionali dal Lazio, dove in provincia di Latina si parla già di 60 milioni di euro di danni, fino al Piemonte dove sono comparsi alcuni focolai dell’ infezione. L’Italia rischia così di perdere il primato mondiale nell’esportazione di kiwi per colpa di questa batteriosi che costringe ad espiantare le piante attaccate, anche se non ha alcun effetto sulla qualità dei frutti in commercio, apprezzati in tutto il mondo per l’elevato contenuto in vitamina C contro le malattie da raffreddamento.

Ad essere colpito per primo è stato il Kiwi di Latina, l’unica produzione del gustoso frutto ad ottenere il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta dall’Unione Europea, ma a rischio sono le coltivazioni presenti su tutto il territorio nazionale. A poco piu’ di trent’anni dall’arrivo sul territorio nazionale la coltivazione di kiwi si è rapidamente espansa in Italia che è diventata il primo produttore di Kiwi dell’emisfero Nord (dopo la Cina, paese d’origine del prezioso frutto) con 4,4 milioni di quintali prodotti su una superficie di quasi 24mila ettari, soprattutto nell’ordine nel Lazio (oltre 8mila), in Piemonte (quasi 5mila), Emilia Romagna (quasi 4mila) e in Veneto (oltre 3mila).  Il futuro del frutto molto richiesto per il suo elevato contenuto in vitamina C (85 mg per 100 g) è ora a rischio per il diffondersi di questa malattia che porta la pianta a morire e nei confronti del quale non esiste ad oggi una cura efficace e la profilassi consigliata si basa sulla prevenzione per gli impianti non colpiti e nell’estirpo per gli appezzamenti od i singoli alberi infetti.