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L’AEA: lo stop alla perdita di biodiversità entro il 2010 e’ un obiettivo mancato

26 maggio 2009 0 commenti
L'andamento delle specie più comuni di uccelli (in verde), degli ambienti agricoli (grigio) e forestali

L'andamento delle specie più comuni di uccelli (in verde), degli ambienti agricoli (grigio chiaro) e forestali (Fonte: EEA, 2009)

L’Agenzia Europea per l’Ambiente ha appena pubblicato un rapporto sui “Progressi verso l’Obiettivo Europeo 2010 sulla Biodiversità (EEA Report n. 4/09)”, indirizzato a valutare con precisi indicatori se le politiche europee sono davvero efficaci nel diminuire la perdita di diversità biologica sul continente. Il sintetico volume vuole fare un punto dello stato di attuazione delle attività di monitoraggio svolte dall’AEA per conto dell’Unione Europea attraverso l’uso del set di indicatori chiamato SEBI 2010 (Streamlining European 2010 Biodiversity Indicators).

+ L’Agenzia Europea per l’Ambiente ha appena pubblicato un rapporto sui “Progressi verso l’Obiettivo Europeo 2010 sulla Biodiversità (EEA Report n. 4/09)”, indirizzato a valutare con precisi indicatori se le politiche europee sono davvero efficaci nel diminuire la perdita di diversità biologica sul continente. Il sintetico volume vuole fare un punto dello stato di attuazione delle attività di monitoraggio svolte dall’AEA per conto dell’Unione Europea attraverso l’uso del set di indicatori chiamato SEBI 2010 (Streamlining European 2010 Biodiversity Indicators).
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L’Obiettivo Europeo 2010 sulla Biodiversità è lo scopo, tra l’altro, della campagna di informazione pubblica “Countdown 2010″, che purtroppo un recente sondaggio ha dimostrato essere conosciuta solo dal 20% degli europei, mentre l’Italia si piazza in un vergognoso penultimo posto.

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Il problema per il quale sono stati sviluppati gli indicatori SEBI 2010 è la complessità dell’oggetto “diversità biologica”, che difficilmente può essere descritta con un set limitato di dati. Gli indicatori SEBI 2010 tengono quindi in conto di elementi diversi e complementari che segnalino le criticità, ad esempio, di andamenti nell’abbondanza e distribuzione di specie selezionate per la ricchezza di dati conosciuti che le riguardano (uccelli e farfalle), specie minacciate, andamento di biomi, ecosistemi ed habitat selezionati, copertura di aree protette, minacce per la biodiversità (inclusi i cambiamenti climatici), indici relativi agli ambienti acquatici e marini, utilizzi sostenibili, finanziamenti per la biodiversità, partecipazione pubblica ed altro ancora.

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Lo studio, che rappresenta una fase intermedia del lavoro, dimostra chiaramente la perdita di biodiversità in Europa e tenta anche di sviluppare scenari per il futuro, che sono decisamente preoccupanti. Alcuni indicatori, come l’andamento delle politiche di protezione con la designazione di aree protette e Zone di Protezione Speciale ai sensi della Direttiva Uccelli sono positivi.

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Altri invece, come la tendenza delle specie di uccelli comuni, ed in particolare quelle degli ambienti agricoli, sono molto preoccupanti. Anche in aumento progressivo le specie aliene (considerate la terza minaccia per l’estinzione dopo la perdita di habitat e la persecuzione diretta).

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L’impatto dei cambiamenti climatici, misurato sull’andamento delle popolazioni di uccelli in Europa, mostra sia effetti negativi che effetti positivi: alcune specie infatti possono avere anche benefici (magari temporaneai) da differenti situazioni climatiche. Questo genere di indicatori andranno ovviamente valutati con grandissima attenzione.

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Per quanto riguarda la salute degli ecosistemi, la qualità delle acque interne sembra in miglioramento, mentre l’inquinamento marino appare essere costante. Un elemento di forte preoccupazione è invece rappresentato dalla frammentazione degli habitat terrestri, in costante peggioramento.

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Rispetto all’Obiettivo 2010 il rapporto dell’AEA arriva a conclusioni draconiane: “alla luce delle informazioni disponibili e sulla base di ciò che sarà possibile realizzare nei prossimi 18 mesi [tanto manca alla conclusione del 2010, NdA], questo rapporto dimostra che l’obiettivo di arrestare la perdita di biodiversità in Europa entro il 2010 non sarà raggiunto. E’ anche evidente che la perdita di biodiversità potrà essere affrontata efficacemente solo se tutti i settori della società e le loro pressioni sulla biodiversità saranno coinvolti”.

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Copia integrale del rapporto su http://www.eea.europa.eu/publications/progress-towards-the-european-2010-biodiversity-target

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