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Eolico libero in Italia?

5 giugno 2009 0 commenti

Di Ugo Bardi

Arriva una notizia recentissima da Greenreport. La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime le “linee guida” della regione Basilicata sull’installazione di impianti eolici in quanto “provocano l’impossibilità di realizzare impianti eolici”. Questa decisione sembrerebbe estendibile a tutte le regioni italiane dove, in quasi tutti i casi, le linee guida sull’eolico si sono rivelate in pratica un modo per strangolare un’industria promettente che potrebbe creare prosperità e posti di lavoro.

Eolico libero per tutti, allora? Beh, difficile a dirsi. Prima che le decisioni della Corte Costituzionale trovino applicazione nelle legislazioni regionali, ci vorrà un po’ di tempo. E, nel frattempo, il governo nazionale potrebbe benissimo emanare linee guida ancora più restrittive sull’eolico. In più, ci sono tantissimi altri modi per strangolare l’industria eolica - l’eccesso di burocrazia, per esempio.

Però, la decisione della Corte Costituzionale è comunque un punto a favore dell’energia rinnovabile in Italia. Gradualmente, stiamo arrivando a un clima sempre più favorevole verso le rinnovabili. Un passo per volta, arriveremo finalmente a considerarle la strada giusta da percorrere.

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http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=19909

04/06/2009

Corte costituzionale: illegittime le linee guida della regione Basilicata sull´eolico


LIVORNO. Illegittimità costituzionale delle Linee guida lucane per il corretto inserimento degli impianti eolici nel territorio. Lo ha dichiarato la Corte Costituzionale, con sentenza depositata il 29 maggio scorso, nell’ambito del giudizio in cui è intervenuta l´associazione dei produttori di energia da fonti rinnovabili (Aper). L’intervento della Corte è stato innescato dal TAR Basilicata – ricorda proprio l’Associazione in una nota - nel corso di giudizi in cui APER è intervenuta ad adiuvandum a sostegno delle tesi giuridiche di un proprio associato ricorrente.

Aper sottolinea in particolare l’importanza di quanto affermato e riportato al punto 8 del considerato in fatto della sentenza: «l’adozione, da parte delle Regioni, nelle more dell’approvazione delle linee guida previste dall’art. 12 del d.lgs. n. 387 del 2003, di una disciplina come quella oggetto di censura, provoca l’impossibilità di realizzare impianti eolici in un determinato territorio».

Preso atto di ciò, la Corte Costituzionale ha stabilito che l’emanazione delle Linee guida nazionali per il corretto inserimento nel paesaggio degli impianti da fonti rinnovabili «è da ritenersi espressione della competenza statale in materia di tutela dell’ambiente» che è di natura esclusiva. Pertanto, l’assenza delle linee guida nazionali «non consente alle Regioni … di provvedere autonomamente alla individuazione di criteri per il corretto inserimento degli impianti alimentati da fonti di energia alternativa».

«La tanto attesa sentenza della Corte - dichiara Roberto Longo, Presidente Aper – costituisce la conferma di quanto da anni denunciato dalla nostra Associazione e cioè, che l’emanazione delle Linee guida nazionali non è più procrastinabile”. APER, infatti, già un anno fa aveva sottoposto al Governo la propria proposta di Linee guida nazionali. «Auspichiamo vivamente – continua Longo - che i Ministeri competenti siano solleciti nel dotare operatori e Istituzioni di un tale strumento che, siamo convinti, possa consentire al nostro Paese di superare una volta per tutte ostacoli burocratici e pregiudizi al quanto mai auspicato sviluppo del settore delle rinnovabili, a cui continuiamo a lavorare con determinazione e rinnovato impegno insieme all’Europa intera».

La speranza dell’Aper di avere presto Linee guida nazionali è un auspicio anche per noi, per evitare che si continui a fare progetti e poi, all´atto di metterli in pratica, ci si scontri con una burocrazia che ostacola. E questa sentenza della consulta avrà probabilmente l´effetto di velocizzare le linee guida che sono pronte anche se, ci ha detto il direttore scientifico del Kyoto Club Gianni Silvestrini in un’intervista che appare nell’edizione di oggi di greenreport.it, pur con l´accordo tra Minamb e Sviluppo già trovato, paga le ‘frenate’ del ministro Bondi.